MARIANGELA CAMOCARDI

SCRITTRICE

Docente di "Il Romanzo e la storia"

al Ballo Debuttanti Stresa 2017

autrice del romanzo dedicato al Ballo Debuttanti Stresa

"Il mio primo ballo"

segue dalla home page:

“Il mio primo ballo”, scritto appositamente per l’evento, dalla scrittrice Mariangela Camocardi e edito da Carlo Alberti Libraio. Mariangela ama definirsi “romanziera e sognatrice a oltranza”, ma è anche consulente e tutor di Scrittura Creativa. Ha pubblicato oltre 50 tra romanzi e racconti, ama spaziare nei diversi generi della narrativa, con una spiccata predilezione per lo storico. L’intesa tra Mariangela e Giovanna Pratesi, presidente della No Profit APEVCO ed organizzatrice del Ballo Debuttanti di Stresa, nata recentemente, si è presto consolidata non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche da quello affettivo.

Ecco quanto l’autrice dichiara: “Un ballo delle debuttanti organizzato nella Stresa già mondana della Belle Époque, alla vigilia di un nuovo secolo che si apre alla modernità sotto ogni aspetto della vita. L'emozione di un sogno accarezzato da tante giovani donne che si preparano a partecipare a un evento che si annuncia memorabile. Contemporaneamente si delineano tra le protagoniste del romanzo sogni più intimi che scaturiscono dalla sfera dei sentimenti, con il sottofondo di rivalità e conflitti personali che emergono in un intreccio che contrappone al romanticismo e all'amore, i pregiudizi e il perbenismo di una società arroccata negli standard anacronistici del proprio tempo, e che osteggia il rinnovamento sociale che ormai incalza, rivoluzionando i vecchi cliché destinati a tramontare.”      

Biografia di Mariangela Camocardi

“Vale sempre la pena di credere nei propri sogni.” è la frase coniata da Mariangela Camocardi, che aggiunge: non mollate mai e credeteci davvero perché la vita può riservare molte sorprese a chiunque di noi!

 Mariangela Camocardi nasce a Intra nel dopoguerra e dopo gli studi di scuola superiore, lavora per  più di trent’anni nel settore industriale di Verbania. Quando perde la sua occupazione a causa della pesante crisi che nei primi anni ’80 infierisce sull’alto novarese, provocando la chiusura quasi totale delle aziende che operavano sul territorio, viene assunta come impiegata dal Comune di Verbania, nell’ambito Pubblica Istruzione. Poi, conclusa anche quell'esperienza professionale, si è dedicata a tempo pieno all’attività che più le risulta congeniale: quella letteraria.

Mariangela si definisce “romanziera e sognatrice a oltranza”, ma è anche consulente e tutor di Scrittura Creativa. Ha pubblicato oltre 50 tra romanzi e racconti. Ama spaziare nei diversi generi della narrativa, con una spiccata predilezione per lo storico. Ha scritto horror, women fiction, romance, fiabe e commedie romantiche. Tra i titoli più apprezzati Sogni di vetro, Tempesta d’amore, Il talismano della dea, La vita che ho sognato, Lo scorpione d’oro, Un segreto tra noi, Ciribalà.  È tra gli scrittori di Nessuna più, antologia curata da Marilù Oliva contro il femminicidio il cui ricavato è stato interamente devoluto al Telefono Rosa, quale concreto aiuto per le donne vittime di violenza. Sensibile ai temi della solidarietà, l’autrice ha donato anche tutti gli introiti dell’opera Insegnami a sognare a DOPPIA DIFESA, Associazione che sostiene e difende a sua volta i diritti delle donne. Mariangela è stata  direttore della rivista Romance Magazine edita da Delos, collabora con riviste a diffusione nazionale ed è una delle socie fondatrici di EWWA (European Writing Women Association). Di recente, con il musical Correva l’anno... ha esordito anche con un’opera teatrale scritta a quattro mani con Federico Spinozzi.

Inoltre avrà il piacere e l’onore di far parte del team di insegnanti scelti dalla Presidente Giovanna Pratesi per la prossima edizione del Ballo delle Debuttanti di Stresa. L’argomento della lezione sarà Il Romanzo e la Storia.         

Alcuni dei libri scritti da Mariangela Camocardi

LE SCIANTOSE DI BELLA EPOQUE

di Mariangela Camocardi

 

Belle Époque: Liane de Pougy

 

 

Liane de Pougy nacque a La Flèche il 2 luglio 1869. Fu una delle protagoniste più di spicco tra le dive di fine ‘800. Tant’è che lei, Èmilienne D’Alençon e Cléo de Mérode furono definite “Le tre grandi della Belle Epoque” e non ce ne  stupiamo affatto.

 Il nome d’arte fu inizialmente Anne-Marie Chassaigne, poi Madame Henri Pourpre, e dopo il secondo matrimonio, principessa Georges Ghika. Perché diciamolo, a volte dal palcoscenico delle Folies Bergère al red carpet della jet society il passo è corto. Lei scavalcò la ribalta piroettando sulle punte dei piedini con la grazia della ballerina acclamata dalla platea: dalla vita esigeva ben altro che sterili applausi.

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Il padre, ufficiale, apparteneva all’alta nobiltà terriera, per cui a Liane fu impartita un’educazione rigidamente religiosa nel convento dei Gesuiti di Auray. A sedici anni fu data in sposa a un uomo brutale, il tenente di vascello Henri Pourpre, le cui percosse le lasceranno cicatrici che lei porterà per l’intera esistenza. Secondo alcune fonti, il marito arrivò addirittura a spararle con la sua pistola, avendola trovata a letto con un altro. Quale che sia la verità, due anni di maltrattamenti e angherie mettono a dura prova la sopportazione di Liane, che abbandona il brutale consorte e va a Parigi dove, appena compie diciotto anni, divorzia, scandalizzando la famiglia. A Henri darà un figlio, il pilota Marc Pourpre, che perisce tragicamente durante la Prima guerra mondiale.

A Liane comunque non importa alcunché di essere considerata una donna perduta dai benpensanti. È troppo assorbita a costruire con accortezza il proprio personaggio sulla scena, oltre che a darsi molto da fare nel gremito, redditizio demi-monde. La concorrenza è agguerrita ma Liane ci sa fare e si offre con disinvoltura agli approcci, sovente anche volgari, degli uomini che la desiderano. Del resto è facile sconfinare negli insidiosi meandri del vizio quando il limite tra vendersi per opportunismo, accettandone in modo tacito i compromessi, è estremamente labile.

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Non fu facile, arrivando dalla tranquilla, sonnolenta provincia, con in tasca pochi spiccioli, approdare in quella che era la capitale del mondo. La de Pougy approfitta a man bassa di un’avvenenza a dir poco strepitosa, e sul granitico convincimento personale di essere destinata a un futuro tutt’altro che banale. Questo è un dettaglio biografico comune a donne che nel corso dei secoli seppero e vollero incidere un’impronta indelebile nella società borghese in cui vissero, imponendo se stesse come un eclatante simbolo di femminilità e seduzione. Il che, ovviamente, consentì loro di esercitare un potere personale che viceversa, riservato quasi esclusivamente agli uomini per diritto, mai avrebbero potuto rivendicare. Quella di Liane è la storia di una  ragazza bretone dall’indole esuberante nata in un casato di militari in cui non si transige sulla disciplina dei figli. Essere stata educata in convento, però, non le impedisce affatto di dire addio al violento Henri e di lanciarsi nell’effervescente, dissipata Belle Époque, caratterizzata, appunto, da un forte libertinaggio e da una pazza voglia di divertimento. Presupposti  ideali per le emule di quella signora delle camelie che Dumas figlio nel suo  celebre romanzo di alcuni decenni prima, ha accuratamente tratteggiato. Liane entra subito amicizia con Valtesse de La Bigne, cortigiana, lesbica, amante di Napoleone III e ispiratrice di Nanà, il personaggio di Zola nell’omonimo libro. Costei sarà una preziosa consigliera per la giovane de Pougy, con cui intrattiene, era scontato, una relazione amorosa. Valtesse rappresenta un formidabile passepartout  per Liane, che viene introdotta  nelle alcove degli uomini più influenti della Parigi che conta, trasformando la devota adepta in una demi-mondane ricercata e profumatamente pagata. Non solo: Valtesse le insegna come ci si muove nell’ambito degli  affari e nei sofisticati  salotti dell’elite parigina, i quali, senza il suo appoggio, le sarebbero preclusi. Gli inizi, come ogni gavetta, sono pesanti e faticosi ma Liane sa che deve resistere. I suoi compagni di strada sono i personaggi della nobiltà europea, gli intellettuali, i commediografi, le donne di piacere, le attrici e i giornalisti del gossip più sconcio. L’autore drammatico Henri Meilhac è folgorato dallo strabordante charme della de Pougy e la lancia nel mondo del teatro, facendola ingaggiare alle Folies Bergère.

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Incantevole e spregiudicata, si fa immediatamente notare ma nulla le viene concesso senza un’adeguata contropartita. È lo scotto da pagare alla sorte per il fulgido avvenire che tiene in serbo per lei, perciò quei sacrifici, anziché minarne le sicurezze, forgiano ancor più il carattere già d’acciaio di Liane. Niente riuscirebbe a smuoverla dai ferrei propositi che la animano, nemmeno prostituirsi. Il corpo è un oggetto di scambio, un asso da giocare senza remore, e se per chiunque altra sarebbe degradante subire un certo genere di attenzioni nell’intimità, lei non si formalizza. Non è un’ingenua e ha capito da un pezzo che le perversioni sessuali, per chi non storce il naso, sono una fonte di reddito assai proficua. Sfruttare le debolezze della carne altrui non le crea il minimo rimorso e diventa abile a soddisfare i “clienti” prestigiosi con i portafogli gonfi di denaro ai quali si concede. Né si nega alle annoiate dame del bel mondo che cercano la voluttà al di là dei soliti schemi dell’erotismo, e che la rendono ricchissima.

Con il principe Miatlef, a Pietroburgo ottiene uno dei più clamorosi exploit di letto: lui le regala un milione e mezzo di favolosi gioielli. Liane ha imparato a sopportare le piccole sevizie cui viene sottoposta durante gli amplessi perché rendono bene, e il sadomasochismo, da sempre, ha i suoi aficionados. In realtà disprezza gli uomini e, priva com’è di inibizioni, preferisce le donne. Ma è anche conscia di non poter ostentare i propri gusti sessuali, per cui ambiguamente e astutamente evita di suscitare scalpore e si barcamena tra gli uni e gli altri con invidiabile nonchalance. D’altra parte gli amanti di entrambi i sessi, con generosità, provvedono a ogni necessità, come avviene per ogni cortigiana che si rispetti.

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La sua fama varca le frontiere della Francia e da Mosca a Washington il nome della de Pougy risveglia gli appetiti sessuali dell’alta società, i cui rappresentanti depongono ai suoi piedi patrimoni colossali. Gioielli unici e  straordinari, di inestimabile valore, le vengono regalati come omaggio alla sua bellezza dai tanti  adoratori che per lei farebbero follie. La sua dimora è aperta a Lord Carnavon, che non scopriva unicamente tombe, a Henri Bernstein – Amante con la a maiuscola, secondo Liane – alla discendenza maschia (e femmina?) dei Rothschild, e a un imprecisato numero di Conti, Duchi, e Principi delle famiglie reali europee. Gli aristocratici, per svezzare gli eredi, ma spesso per consolare i decrepiti di famiglia, si offrono, a caro prezzo, quello che c’è di meglio sulla piazza. Lei svolge quel mestiere con metodica pignoleria, da perfetta professionista, ma senza slanci e passione.  Assapora come una sublime forma di vendetta la rovina di un banchiere, esulta per la debacle di un politico, gioisce per aver ridotto sul lastrico un principe. Un quarto d’ora con Liane costa 120.000 franchi, quando la sua cuoca ne guadagna 200 al mese. È l’ambito oggetto del desiderio di un nutrito stuolo di spasimanti che sbavano letteralmente per la de Pougy. Elencare gli esponenti più in vista della sua epoca che Liane affascinò è impossibile, tra i quali, per citare qualcuno, ci furono Jean Lorrain, Maurice de Rotschild, il conte polacco Roman Potocki. Edmond de Goncourt la definì la Donna più bella del secolo e i ritratti di lei ne sono un’esplicita conferma. La rivalità con la Bella Otero contribuì alla fama di entrambe, ma pochi seppero destreggiarsi quanto Liane in un irripetibile tourbillon in cui il principe di Galles s’imbatteva in Marcel Proust nel foyer dell’Opéra-Comique, Colette scherniva le grandes dames costrette a cedere il passo alle dive del cabaret. La sessualità è vissuta come merce di baratto e la smaliziata de Pougy si ritaglia una nicchia privilegiata entro la quale lei è la regina incontrastata, al punto che nessuno oserebbe offenderla. Prostituta, certo, ma superbamente di rango. Liane si propone anche come scrittrice, attrice, donna di spettacolo, modella e pin-up, seducente manifesto di una Parigi che sta al mondo occidentale come Roma all’Impero alla vigilia della decadenza, in un ventennio di evasioni sempre più sfrenate nonostante avesse i giorni contati, con la Grande Guerra che attende tutti al varco.

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Nel  1899  Liane conosce la scrittrice americana Natalie Clifford Barney e la loro relazione sconvolgerà le cronache. Tuttavia Natalie non è fatta per un rapporto duraturo e non si curò di restare fedele all’amante, tradendola con altre donne. Liane raccontò tale esperienza in un libro dal titolo Idylle saphique (“Idillio saffico”) che presentò come un romanzo ottenendo un grande successo di pubblico. Nel 1908, al culmine della carriera, incontra il principe Georges Ghika, d’origine rumena ma caduto in disgrazia, con cui si sposa. Diventata principessa, cambia il proprio stile di vita: è ricca, molto più del marito, che mantiene, e porta un nome rispettato che ora intende  onorare:

“Non ti tradirò mai… con un uomo” dice a Georges.

Mantiene la promessa fatta al marito il giorno delle nozze, che furono felici per sedici anni, finché Ghinka non la lascia per una conquista più giovane, Manon Thiebaut, già amante di Liane prima di optare per il principe. Per digerire l’affronto la de Pougy ebbe innumerevoli amanti, esclusivamente donne, tenendo fede al giuramento di non intrattenere più relazioni con altri uomini. Georges finì con il tornare da lei pochi mesi dopo, ma il rapporto non è più come idilliaco in precedenza e diviene tormentato e caotico. La morte del figlio nel 1914 è uno shock che annichilisce Liane, spingendola  verso il misticismo e la religione cattolica. La vocazione è latente in lei da sempre, retaggio dell’infanzia passata nel convento di St-Anne. Il bisogno di spiritualità si fa più pressante visitando un orfanotrofio per disabili di Grenoble. Qui incontra una monaca che le cambia la vita e che la induce a restare con Georgse, rispettando per dovere cristiano i voti matrimoniali che davanti a un altare, anni prima, hanno sancito la sua unione con l’uomo che le ha dato un titolo facendo di lei la propria moglie. Dopo la morte del marito Liane sarà accolta come novizia nel Terzo Ordine di San Domenico e si prodiga nell’Asilo Saint-Agnès, pentendosi totalmente dell’esistenza dissoluta condotta in  passato. Finisce i suoi giorni in preghiera, a Losanna, ormai dimenticata o quasi da tutti. Al funerale di lei, mentre infuria una nevicata, per sua volontà partecipano poche persone. André de Fouquières scrisse questo epitaffio per colei che incarnò in maniera perfetta i fasti della Bella Epoque, autentica icona glamour ante litteram:

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«Morì a 82 anni, conservando le tracce della bellezza passata. Anelava morire in una notte di Natale, e la Divina Provvidenza ha esaudito le sue preghiere.

Aveva desiderato che nulla seguisse le spoglie di colei che non voleva essere nient’altro che Anna Maria Maddalena della Penitenza.

E queste spoglie tanto amate, tanto vantate, se ne andarono da sole. Liane de Pougy era morta davvero.»